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figli in vacanza da soli

Figli in vacanza da soli: come gestire le ansie (dalla parte di una mamma)

Il viaggio non è molto lungo e le montagne si avvicinano in fretta. Siamo tutti e quattro in macchina, con il papà alla guida, per accompagnare i nostri figli a fare un’esperienza in un campo estivo.  Una prima assoluta per tutti noi: la grande non è mai stata via così a lungo, per il piccolo è una prima assoluta. Il papà vede davanti a sé una settimana tutta per noi e io – la mamma – gestisco meglio che posso la mia ansia.

La scelta è stata molto ponderata; insieme abbiamo valutato con attenzione i lati positivi e i possibili lati negativi e alla fine abbiamo deciso che era il momento giusto per loro di fare un passo importante: fare un esperienza da soli senza mamma e papà.

Il primo passo: preparare le valigie

preparare le valigie
Avrò messo tutto nelle valigie o avrò dimenticato qualcosa?

Già nella preparazione delle valigie il mio sentimento era ambivalente: da una parte l’attenzione alla parte pratica: scegliere i vestiti, le scarpe, le calze e le mutande, lo spazzolino, il dentifricio, la crema solare; dall’altra il lavorio nella mia mente: ‘ho pensato a tutto? Mi sono dimenticata
qualcosa? E se succedesse questo? e se succedesse quello?’.

La mia mente vaga come un automa e i pensieri vanno e vengono. La parte razionale controlla, organizza le valigie e sistema le cose… scegli insieme a loro le magliette e i pantaloni, fai fare a loro le valigie perché
è importante che possano sperimentarsi…

Poi, pian piano, l’altra parte -quella emotiva – comincia a farsi sempre più importante: e qui trattengo i pensieri. Forse più che trattenere li sto a guardare: e se dovesse succedere qualcosa? Speriamo si
ambientino, speriamo non sentano troppo la mancanza, speriamo. Poi altri pensieri, quelli incoraggianti: questa esperienza fa bene, è importante, stanno crescendo, devono imparare a stare nel mondo senza di noi.

Figli in vacanza da soli: la preparazione al distacco

Il viaggio continua. In macchina si scherza e noi adulti sottolineiamo le parti importanti di questa
esperienza. Quante cose potranno fare, quante cose nuove potranno sperimentare. Si anticipa insieme la tristezza della sera, quando si andrà a nanna, la malinconia, la nostalgia di casa e di come
questa faccia parte di un percorso ti apprendimento al distacco.

Perché il compito di noi genitori, fin dalla loro nascita, è di prepararli ad andare verso il mondo. Anche se il mondo che noi conosciamo come adulti ci spaventa tanto.

Il distacco: gestire il dolore, la paura e l’angoscia (dei genitori)

I bambini sono stati finalmente consegnati e noi genitori ci rimettiamo in macchina e partiamo.
Certo, nel saluto siamo stati sorridenti, li abbiamo abbracciati e abbiamo visto la struttura insieme a loro,  gli abbiamo detto che gli vogliamo un mondo di bene e poi un arrivederci.

Anche grazie al lavoro di molti studiosi del mondo infantile come Donald Winnicott, Anna Freud, Melanie Klein o John Bolwby conosciamo tanto sul distacco dei bambini, sulla separazione, su come sei importante per loro. Ma tutto questo cosa significa per noi genitori? Che cosa sentiamo
e cosa proviamo?
E’ come provare una sorta di dolore: alcune volte in maniera intensa, altre più lievemente, ma è presente e continuo.
Al dolore si uniscono le emozioni, la paura, alcune volte forse anche l’angoscia.

E poi ci sono i pensieri. I pensieri che possa accadere qualcosa di brutto è che noi non saremo lì a
proteggerli. Ci ricordiamo in maniera prepotente dove loro sono più fragili e ci ricordiamo
con minor forza dove loro invece sono abili.

Affrontare le paure dei genitori osservando la realtà

Quando questo capita è importante per noi genitori capire, osservare dove realmente
esistono dei pericoli e dove invece questi – che vanno comunque contemplati – diventano giganti
dentro di noi a tal punto da fermare l’esperienza dei nostri figli.

Come dice la dottoressa Maria Grazia Vallorani, il ruolo del genitore è come quello del giardiniere, che mette la sua consapevolezza al servizio della pianta (il figlio), cura il seme, lo pianta nella terra giusta, nella quale esistono tutte le proprietà perché quel piccolo seme possa diventare una
grande e forte pianta. La protegge durante la crescita, la annaffia e – quando necessario – ne pota i rami.

Lasciare andare i figli può provocare dolore, ma un genitore consapevole sa che affrontare quel dolore è necessario per far crescere un figlio forte e capace di affrontare il mondo.

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