Categoria: Bambini

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Il tempo guarisce le ferite: ecco come una fiaba africana ci racconta questa verità

Il nostro corpo è in grado di guarire da solo da una ferita di lieve e media entità. Ha solo bisogno di tempo.

Si tratta di un processo chiamato “omeostasi”, ed è un meccanismo di autoregolazione che permette di adattarsi ai cambiamenti.

Così come il corpo, anche la nostra anima ha bisogno di tempo per guarire da un dolore.

In ogni cultura esistono proverbi o storie che spiegano come sia necessario concedersi e concedere del tempo per poter superare un momento di crisi.

Per comprendere questa verità, io ho scelto una vecchia favola etiope:

La donna e il leone

Una donna sposò un vedovo con un figlio ancora bambino, molto addolorato per la morte della sua mamma. La donna, commossa dalla pena del bambino, promise a se stessa: “Sarò io una buona mamma per lui, così il suo dolore avrà fine”.

E da quel giorno decise di impiegare tutte le sue energie per conquistare l’amore del bambino.

Quando tornava nella capanna per i pasti, gli preparava i cibi migliori che fosse in grado di cucinare, ma lui li allontanava con un gesto stizzito: “La mia mamma sì, che sapeva cucinare. Questa roba non mi piace”.

E così per tutto: ogni cosa la donna facesse, il bambino la respingeva e si attaccava al ricordo della sua mamma.

La richiesta dello stregone

Disperata, la donna decise di rivolgersi allo stregone del villaggio per chiedergli aiuto: “preparami una magia per conquistare l’amore del mio nuovo bambino”, lo implorò.

“Va bene”, risponde lo stregone, “ma mi servono due baffi del leone più feroce che sta nella foresta. E devi essere tu a prenderli”.

La donna, sconvolta, chiese allo stregone come mai sarebbe riuscita a prendere due baffi di un leone, ma questi fu irremovibile.

La donna, disperata, cominciò a pensare a come poter ottenere i due baffi e una notte il desiderio di conquistare il cuore del bambino diventò così forte da farle prendere una decisione.

Avvicinarsi al leone

guarire ferite tempoLa mattina seguente, dopo essersi procurata un pezzo di carne, si avvicinò al territorio del leone e lo depositò a terra, dopodiché se ne andò.

Il giorno seguente fece la stessa cosa, solo lasciò il pezzo di carne un po’ più vicino al territorio del leone.

E così il giorno dopo ancora, e ancora, e ancora.

Fino a quando arrivò proprio davanti alla tana del leone, che ormai la aspettava paziente.

La donna, pur terrorizzata, mise la carne ai piedi del leone e questi cominciò a mangiare. Era così assorto dal suo pasto, che non si accorse nemmeno quando la donna staccò un paio di baffi e li portò via con sé.

La risposta dello stregone

“Ecco i due baffi che mi avevi chiesto”, disse la donna allo stregone quando tornò al villaggio, “adesso preparami finalmente la magia che mi avevi promesso per conquistare il mio nuovo bambino”.

Lo stregone la guardò a lungo in silenzio, prima di dire: “non bastano i baffi di un leone per conquistare il cuore di un figlio, mi dispiace”.

“Ma tu me lo avevi promesso!”, singhiozzò la donna disperata, “e io ho rischiato la vita per prenderli. Che cos’altro può fare una povera donna per conquistare l’affetto del suo bambino?”.

“Questo non lo so, lo sai già tu. Sai perché non ti posso preparare la magia?”, chiese lo stregone. “Perché non è più nelle mie mani, ormai, ma è già nelle tue.

E la magia è semplicemente questa: devi fare con il tuo bambino esattamente come hai fatto con il leone”.

Si può guarire dal dolore, bisogna però concedersi del tempo

Come la donna ha avuto bisogno di tempo per abituare il leone alla sua presenza, così doveva concedere del tempo al bambino per superare il dolore per la scomparsa della madre.

 

 

rispettare la personalità dei bambini

Rispettare la personalità dei bambini: non sono computer da programmare

In un mondo che cambia così rapidamente, nel quale nuove scoperte scientifiche vengono annunciate ogni giorno, sembra sempre più necessario ricorrere agli “specialisti” in ogni ambito della nostra vita.

Crescere un figlio: dalla tradizione alla “tecnica”

Crescere un figlio non fa eccezione. Soprattutto quando la grande famiglia allargata del passato – nella quale spesso nonni, figli e nipoti vivevano tutti assieme e le competenze venivano tramandate di generazione in generazione – è scomparsa, sostituita dalla cosiddetta “famiglia mononucleare”.
Non è questo il luogo per analisi storico-sociali, ma in ogni caso questi cambiamenti hanno modificato il rapporto dei neogenitori con i figli. Le risposte ai dubbi di mamme e papà, che un tempo venivano risolti con l’esperienza di chi aveva già cresciuto un piccolo, sono state spesso demandate ai manuali di puericultura.

I manuali per genitori ampliano la conoscenza tradizionale

Non fraintendetemi, di per sé la conoscenza non è mai un male e il sapere contenuto nei libri approfondisce quello comunicato in via tradizionale, lo amplia e ne corregge le storture.
Sapere, ad esempio, che un bambino piccolo piange per comunicare disagio che è il caso di risolvere (pannolino sporco, fame, mal di pancia) è meglio che sentirsi dire che “sta facendo i capricci, lascialo da solo nel lettino e vedrai che smetterà”.

I libri non sono “manuali di istruzioni” e i bambini non sono macchine

bambini non sono macchine da programmareIl problema nasce quando si leggono i libri per trovare le regole generali da applicare sempre e comunque. L’equazione “Se succede A fai B” va bene quando si programma un computer o si progetta un ponte, non quando si cresce un figlio. Cosa che – paradossalmente – è una questione un po’ più complessa.
I bambini non sono una macchina da programmare, non reagiscono sempre nello stesso modo agli stimoli e, soprattutto, hanno ognuno la propria personalità, fin da piccoli.

Rispettare la personalità dei bambini è il primo passo

Io ho due figli e, fin dai primissimi mesi di vita, le differenze tra loro sono apparse evidenti. Mentre la grande, ad esempio, non amava essere abbracciata e baciata in ogni momento (ma solo quando era lei a chiederlo), il piccolo è sempre stato più “coccoloso”.
Rimanendo su questo esempio: i manuali insegnano l’importanza del contatto fisico per trasmettere calore e affetto, ma è solo l’ascolto concreto, il lasciare aperte le porte delle sensazioni e dei sentimenti, ad insegnare ad una madre e ad un padre a trattare con rispetto e amore quella persona in miniatura che è il loro bambino.

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