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rispettare la personalità dei bambini

Rispettare la personalità dei bambini: non sono computer da programmare

In un mondo che cambia così rapidamente, nel quale nuove scoperte scientifiche vengono annunciate ogni giorno, sembra sempre più necessario ricorrere agli “specialisti” in ogni ambito della nostra vita.

Crescere un figlio: dalla tradizione alla “tecnica”

Crescere un figlio non fa eccezione. Soprattutto quando la grande famiglia allargata del passato – nella quale spesso nonni, figli e nipoti vivevano tutti assieme e le competenze venivano tramandate di generazione in generazione – è scomparsa, sostituita dalla cosiddetta “famiglia mononucleare”.
Non è questo il luogo per analisi storico-sociali, ma in ogni caso questi cambiamenti hanno modificato il rapporto dei neogenitori con i figli. Le risposte ai dubbi di mamme e papà, che un tempo venivano risolti con l’esperienza di chi aveva già cresciuto un piccolo, sono state spesso demandate ai manuali di puericultura.

I manuali per genitori ampliano la conoscenza tradizionale

Non fraintendetemi, di per sé la conoscenza non è mai un male e il sapere contenuto nei libri approfondisce quello comunicato in via tradizionale, lo amplia e ne corregge le storture.
Sapere, ad esempio, che un bambino piccolo piange per comunicare disagio che è il caso di risolvere (pannolino sporco, fame, mal di pancia) è meglio che sentirsi dire che “sta facendo i capricci, lascialo da solo nel lettino e vedrai che smetterà”.

I libri non sono “manuali di istruzioni” e i bambini non sono macchine

bambini non sono macchine da programmareIl problema nasce quando si leggono i libri per trovare le regole generali da applicare sempre e comunque. L’equazione “Se succede A fai B” va bene quando si programma un computer o si progetta un ponte, non quando si cresce un figlio. Cosa che – paradossalmente – è una questione un po’ più complessa.
I bambini non sono una macchina da programmare, non reagiscono sempre nello stesso modo agli stimoli e, soprattutto, hanno ognuno la propria personalità, fin da piccoli.

Rispettare la personalità dei bambini è il primo passo

Io ho due figli e, fin dai primissimi mesi di vita, le differenze tra loro sono apparse evidenti. Mentre la grande, ad esempio, non amava essere abbracciata e baciata in ogni momento (ma solo quando era lei a chiederlo), il piccolo è sempre stato più “coccoloso”.
Rimanendo su questo esempio: i manuali insegnano l’importanza del contatto fisico per trasmettere calore e affetto, ma è solo l’ascolto concreto, il lasciare aperte le porte delle sensazioni e dei sentimenti, ad insegnare ad una madre e ad un padre a trattare con rispetto e amore quella persona in miniatura che è il loro bambino.

1 Comment

  • Giovanna santoro

    Molto interessante

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