Mese: Ottobre 2017

Smartphone e bambini: come (e quando) educarli ad un utilizzo consapevole

Il rapporto che i nostri figli hanno con le nuove tecnologie della comunicazione è estremamente diverso dal nostro.

Per noi esisteva solo la televisione. Era perciò relativamente facile per i nostri genitori dare regole semplici da seguire e verificare il nostro corretto comportamento: tot ore al giorno, dopo aver fatto i compiti, e stop.

Oggi tra smartphone, tablet, pc connessi ad internet, consolle per i videogiochi le possibilità per i nostri figli sono praticamente infinite. E aumentano esponenzialmente le difficoltà di noi genitori, anche di fronte a bambini spesso più abili di noi nella gestione di tutti questi oggetti tecnologici.

Quello che non cambia è la necessità di stare accanto a loro. Per insegnare, educare ed accompagnare nell’esplorazione di un mondo nuovo e strano, pieno di attrattive e potenziali trappole.

Quando regalare il primo telefonino?

La prima domanda da farsi è: quando? A che età i nostri figli sono mentalmente pronti a gestire questo strumento? Una risposta univoca, in realtà, non esiste. Dipende da molti fattori: le esigenze familiari, la maturità dei figli, la volontà e la possibilità di noi genitori di fare da tutor in questo percorso.

Generalmente i pediatri e gli educatori sconsigliano l’utilizzo del cellulare per tutta la scuola elementare e, possibilmente, anche per le medie.

In realtà è difficile che oggi un dodicenne non abbia in tasca uno smartphone e i genitori cominciano a porsi una seconda domanda…

Si può insegnare ad utilizzare uno smartphone?

smartphone e bambini

Diciamocelo subito: probabilmente un dodicenne di oggi, che ha avuto in mano un tablet o un pc o lo smartphone di mamma e papà e che si confronta quotidianamente con i propri coetanei ha già un bagaglio di informazioni tecniche pari o superiore al nostro.

Sarà già capace di scaricarsi le sue app, di effettuare il login, di cercare video e tutorial su internet.

Non dobbiamo certo insegnar loro la tecnica, ma accompagnarli nella gestione attenta e consapevole.

In questo senso, l’obiettivo da raggiungere è far capire ai nostri figli che il telefonino non è un gioco, ma uno strumento: utile, divertente, potente ma anche potenzialmente pericoloso.

Il genitore “mentore digitale”

Quando nostro figlio inizia a camminare, sosteniamo i suoi primi passi; quando inizia ad andare in bicicletta lo sorreggiamo finché non sarà in grado di cavarsela da solo.

Per l’uso del cellulare la cosa è, più o meno, la stessa.

Finche non avrà preso piena consapevolezza, l’uso dello smartphone sarà supervisionato, guidato e condiviso da noi genitori, magari prendendo a pretesto la nostra scarsa conoscenza tecnica: possiamo, ad esempio, farci spiegare come si usano le app di messaggistica (Whattsapp, Telegram o Messenger che sia) e cogliere l’occasione per spiegare alcune regole base di comportamento a tutela della privacy e dell’identità digitale di nostro figlio (niente condivisione di foto o informazioni private, vietate le catene di sant’antonio, vietatissimo sparlare o deridere gli altri).

Il ruolo fondamentale della fiducia reciproca

Come in tutti i campi dell’educazione, proibire qualcosa non è un buon approccio: crea aspettativa, ansie e contrasti. Molto meglio condividere, imparare insieme, parlare dei dubbi.

Questo approccio fornirà l’occasione di educare pian piano, affrontando i problemi man mano che si presentano e inserendo gradualmente le regole basilari per l’utilizzo dello smartphone.

Soprattutto nei primi tempi, questo significa che l’accesso al telefono dovrà essere apertamente condiviso, ma sempre con rispetto reciproco. Niente incursioni notturne e di nascosto, per intenderci, ma – ad esempio – una visione delle chat fatta insieme, chiedendo informazioni sui componenti dei gruppi, sui contatti, sui numeri di telefono non registrati in rubrica.

Nostro figlio deve sapere per che noi non guarderemo mai il telefono senza la sua presenza e approvazione, ma deve anche sapere che ogni tanto chiederemo di vedere insieme a lui le attività svolte. Per analizzare le criticità e imparare a gestire al meglio lo strumento.

In conclusione

C’è poco da fare: che lo si voglia o meno lo smartphone è ormai parte integrante delle nostre vite e di quelle di nostri figli. Il nostro compito di genitori è quello di educare alla vita e, quindi, insegnare ai figli ad utilizzare uno strumento tecnologico seguendo le norme di sicurezza, la scala di valori e di comportamento che ci attendiamo seguano anche nella vita quotidiana.

Senza caricare questo passaggio di eccessive ansie o paure, ma anche senza sottovalutarne i potenziali pericoli e difficoltà.

Per approfondire:

Michele Facci:Generazione Cloud. Essere genitori ai tempi di smartphone e tablet

 

stress sotto controllo

Gastrite: quando lo stomaco ci parla di noi e della nostra mente

Fateci caso: durante le vacanze estive mangiamo di più, in maniera più sregolata e ci concediamo molte di quelle licenze alimentari (il bicchiere di vino, quel fritto misto che ci attira tanto, il dolce a fine pasto) che generalmente stiamo attenti a non permetterci. Eppure raramente il nostro stomaco ne risente. E’ come se riuscissimo a digerire “anche i sassi”.

Poi, da settembre in avanti, basta un nonnulla per ritrovarci con la nostra amica gastrite, quel bruciorino di stomaco che ci accompagna sempre e per il quale basta qualche piccolo “sgarro” alle abitudini per trasformarsi in un fastidiosissimo fuoco alla bocca dello stomaco.

Lo stomaco: un laboratorio chimico in miniatura

Dal punto di vista fisiologico, il nostro stomaco è un vero e proprio laboratorio chimico in miniatura. Il suo compito è “bruciare” il cibo e trasformarlo in elementi essenziali utili al nostro corpo grazie all’azione dei succhi gastrici.
Un compito, questo, che dal punto di vista simbolico è molto importante perché rappresenta il nutrimento sia dal punto di vista fisico sia da quello emotivo (affetti, emozioni, legami personali).

 

La produzione di succhi gastrici e il rapporto con il sistema nervoso

Semplificando molto, possiamo dire che i succhi gastrici sono composti da acidi che attaccano gli alimenti e li scompongono grazie alla loro azione corrosiva.
Le più recenti ricerche hanno anche dimostrato che la produzione di succhi gastrici aumenta con l’iperattività del sistema nervoso autonomo.
Va da sé che, essendo per natura aggressivi, se i succhi gastrici sono prodotti in eccesso provocano una serie di disturbi al nostro stomaco che vanno dal banale bruciore alla più grave ulcera.

Il potere simbolico dello stomaco

E’ significativo il ruolo dello stomaco anche nella mitologia: pensiamo al racconto biblico di Giona che, nello stomaco della balena, trova la sua strada nel mondo. Ma anche alla favola di Pinocchio, che nella balena ritrova suo padre e la sua umanità.
Questo perché il nutrimento è uno degli istinti primordiali dell’uomo, è il primo approccio alla madre (e, reciprocamente, al figlio). Mangiare significa introdurre dentro di sé parti del mondo esterno e trasformarle secondo i propri bisogni.

Quando lo stomaco “inghiotte” tutte le cose che non ci vanno

Quando ci fa male lo stomaco, dunque, non dipende solo dalla qualità o quantità di cibo inserito, ma anche dal cibo “simbolico”, affettivo ed emotivo. Anche nel linguaggio comune parliamo di una situazione che “non ci va giù” o che “non digeriamo”, di persone che “ci stanno sullo stomaco”. I disturbi dello stomaco raccontano quindi di un’abitudine a mandare giù cose che non sopportiamo, come se il suo compito fosse anche quello di digerire la rabbia che non riusciamo ad esprimere.

Rabbia ed aggressività inespresse od eccessive e rapporto con il bruciore di stomaco

Sul lavoro, in macchina, con figli e parenti. Sono tante le situazioni quotidiane nelle quali dobbiamo inghiottire bocconi amari senza poter replicare – sia per convenienza, gerarchia, quieto vivere – oppure nelle quali abbiamo reazioni eccessivamente rabbiose, smisurate. Ed è in questi casi che il nostro stomaco può diventare il “portavoce” fisico della nostra incapacità di gestire e comunicare al meglio le nostre emozioni. In questi casi manca o è carente la capacità di elaborare i nostri vissuti.
Dal punto di vista psicologico la rabbia e l’aggressività sono le emozioni che, se inespresse o non controllate, influiscono maggiormente sul sistema digerente.

Imparare a riconoscere e a gestire le nostre emozioni

stress sotto controllo

Tenere sotto controllo lo stress con sport e pratiche di meditazione è importante, così come imparare a gestire al meglio i cibi e le bevande che ingeriamo. Ma quando il bruciore di stomaco, la gastrite sono chiaramente legati alla nostra difficoltà nell’esprimere o nel controllare la nostra rabbia e la nostra aggressività (che sono, spesso, la faccia della stessa medaglia) allora è necessario capire il perché della loro origine e della nostra difficoltà.

In questi casi, il ricorso ad una figura esterna può aiutare a canalizzare la rabbia in modo costruttivo e consapevole, rendendola un importante supporto e impedendole di danneggiarci.
Magari insieme ad un cucchiaino di bicarbonato.

 

 

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